Foglio di vetta
Scalata una vetta ed arrivati in cima si stringe la mano ai compagni di cordata, poi si siede a riposare dalle fatiche. Si sgranocchia quello che si è portato addosso: del pane, del formaggio, una mela, dividendo il frugale pasto. Si resta fermi a contemplare il paesaggio, ad indicare le cime vicine, a nominarle. Il dito si sofferma dove emergono i ricordi e si raccontano gli itinerari già percorsi.
Ora non resta che scendere, riprendere la propria strada, ma non prima di lasciare un segno dell’avvenuto passaggio. Ha inizio così, ammesso ci sia, la ricerca del libro di vetta. Il primo ad arrivare quassù lo nascose, incastrandolo, sotto una grande pietra o dentro una cavità della roccia. Per proteggerlo dal vento, dalla pioggia, dalla neve, dalla gente. Chi venne poi, per conservarlo meglio, l’ha amorevolmente sigillato dentro una latta (sempre arrugginita e foracchiata) o arrotolato in un tubo di platisca e chiunque avesse voglia è libero di rinforzarne la corazza. Si tratta di un quaderno o di una collezione di fogli differenti per forma e colore. Corredati sempre da una penna (spesso non scrive, meglio portarsela da casa e poi lasciarla lì) o rimanenze di una matita. La carta è raggrinzita e le scritte intelleggibili segno del tempo passato dalla sua deposizione. Sfogliare e leggere queste carte, scorrere le date fino all’origine, è sempre un’emozione grandissima, un privilegio di pochi. Vi si legge di tutto.Vi si legge quello che la mente ha partorito in quell’attimo. Impressioni, schizzi di itinerari, racconti, poesie.
Le nuvole sembrano più vicine. La vista ispira e la mano si scioglie.
Se avete trovato il foglio di vetta imprimeteci ciò che volete.
Oggi 21 Agosto 2007
Io, il primo ad aver posto quì questo foglio, mi prendo l’onere di curarlo.
Auguro a tutti i pellegrini un buon cammino.
Un contenitore di pensieri per chi tra cento anni transiterà da quelle parti, vivrà momenti vissuti da altri uomini alla ricerca di serenità e di vincoli di amicizia che solo la montagna sa dare. Firmo anche io il foglio e deposito questo scritto.
Il cantastorie errante
Mi piace, per una volta, lasciare impresse qui le impronte di un passaggio, di un attimo di presenza, un respiro, un’emozione suggellata dall’immenso che sovrasta le cime che si allungano quasi a voler toccare il tetto del cielo…Io,lupa di mare, son solita lasciare impronte sulla spiaggia, messaggi nelle bottiglie affidati alle onde del mare ed al destino che le approderà su chissà quali isole…Ma da quassù, una cosa è certa: le stelle sono più grandi, luminose, più vicine…
Mayra G Louis
p.s. e poi, si ritrovano pure,inaspettatamente, le presenze amiche! Ciao Cantastorie
Quelle che vengono dal mare sono parole estroverse, coraggiose come i marinai, che affrontano la propria Odissea prima d’esser (dipende dalla volontà delle acque)lette da qualcuno, rivivere in lui, e, se questi lo vorrà, perpetuarne la storia.
Le parole che dimorano sulle cime sono solitarie, introverse come i montanari, se ne stanno nascoste sotto una pietra ed aspettano coraggiosi Ulisse che le vengano a leggere.
Loro vanno cercate, scoperte.
Loro attendono, non sono attese.
Entrambe sono in grado di resistere secoli al sicuro nel loro buco, ma quando lo scatolotto si apre e vedono la luce prima si stiracchiano poi si prendono per mano e danzano di gioia.
Fortunato per tutta la vita sarà colui che assisterà a questo ballo.
Carlo in estasi
Che bello passeggiare per questo blog così sereno… si respira un’aria di pace… il profumo delle cose buone di un tempo…dei valori.. l’odore del pane appena fatto e dell’erba appena tagliata…
Sognatori si nasce credo… e anche io amo sognare un pò come te…. Ti lascio il mio saluto ed un sorriso amico… Noemi
Ricambio la visita che tu mi hai fatto oggi, Carlo, commentando qui, in questo tuo vecchio post. Ho girellato qua e là, ho visto cose molto belle nel tuo blog. Poi ho deciso di fermarmi qui.
Il tuo post, quella ricerca del libro in vetta mi è piaciuto in modo particolare. Mi ha ricordato in un certo senso un libro splendido che ho finito da poco di leggere: L’ultimo parallelo di Filippo Tuena. Se non lo hai letto te lo consiglio (giuro non sono nè parente nè amica dell’autore, lo conosco solo attraverso le sue pagine…)
Ha ragione Demi, c’è molta serenità, nel tuo blog. Ci tornerò spesso.
Ciao
Milvia
Era da un paio di mesi che non tornavo quassù. Ho ritrovato questo mazzo di fogli ancora intatto, regge bene il tempo (in attesa dei secoli), e leggo lento le parole aggiunte. Oggi vengo a respirare un po’ di pace, a spolverare una sbiadita serenità. Avrò indovinato al crocevia la strada giusta? Non devo voltarmi a cercare le mie orme ma concentrarmi su quelle che non vedo avanti.
Scorrono adagio le righe, mosse da tramontana, in accordo a una nube che passa e cerca di sbirciare. Porto con me un sacchetto di plastica per avvolgere la latta dove infilare i fogli, l’inverno ha fretta di arrivare e la prima neve è già caduta. Salendo ho visto un’aquila remigare in alto, sarà un buon segno? Ora vado, prima però, avvolto nel piumino, mangio uno scacco di cioccolata e bevo tè caldo di termos, aggiungo in fine un saluto anticipato a chi leggerà …
Hmmmmm il tè caldo mentre fuori piove…un rito che ci scalda l’anima mentre la pioggia batte sui vetri e ci supplica quasi di invitarla ad entrare nelle nostre vite.. come una forma di consacrazione alla malinconia invernale… e le strade rispecchiano pezzi dell’infinito cielo nelle loro pozzanghere silenziose… e passando mi ci specchio di nascosto anch’io, quasi a volermi sentir parte di questo gioco misterioso cui partecipano gli eventi naturali… la pioggia, il cielo, il vento… le strade offuscate di nebbia…
E trovo bello anche il fascino dell’inverno che addormenta la natura sotto coltri di neve… il gelo sulla pelle..le gote arrossate e il calore del caminetto profumato…
Un saluto a questo esploratore che non si stanca di preregrinare tre i suoi sogni e le sue parole… neanche d’inverno
Ci sono momenti come questi in cui desidero soltanto la cima silenziosa di una montagna per affidarle la mia infinita tristezza.
Sono passata da qui, non sapevo di questo posto. E mi son seduta. Credo di aver intravisto la scatola di latta contenente il foglio. Lascio qui la mia presenza. Anche se oggi, dolce Carlo, permettimi di lasciarvi anche un po’ del mio dolore. Condivido anche quello se me lo consenti. Oggi e’ ancora piu’ pesante.
Perdonami.
Un abbraccio stretto.
Loredana
come il più bello dei paradossi, l’alta vetta di una montagna può apparire come il luogo più sicuro, più confortevole e più accogliente che ci sia, nonostante le pareti d’aria e il soffitto di nuvole…
questo è il mio piccolo foglio da riporre sotto un sasso.
un saluto a chi leggendo passerà.
lentamente
Il tuo scritto è carico di energia ecologica e rilassante.
Nello stesso tempo è intenso di stimoli positivi.
ti mando un ciao con l’eco ……
vorrei salutare anche LOREDANA …QUI PRESENTE NEI COMMENTI