Lì il lungomare è uno stretto corridoio di cemento sovrastato dallo scosceso con al fianco qualche basso e irregolare scoglio, il mare lo rasenta.
Le onde crestate di spuma spezzate dai frangiflutti hanno ancora forza quando arrivano a impattare i bordi pietrosi della terra.
Due tavolette d’abete inchiodate assieme malamente recano con vernice bianca la scritta sbafata oggi non c’è il salvataggio.
Vedo che una grossa nera boa di segnalazione ondeggia con vigore, oscillando mentre s’alza e abbassa, questo il suo comportamento, indica forse che c’è qualcosa d’immerso negli abissi, oppure niente.
C’è una piccola panca in legno, logora. Con regolarità è invasa da un violento flutto salmastro. Mi rapisce l’immagine di me scapigliato ivi seduto, busto dritto, che mentre l’onda irrompe mi levo gli occhiali, a tempo per essere coperto da un sonoro sciabordante sciaff!
Quella panchina sarebbe un buon posto.
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