venti brumaio

11Nov09

Hanno preso l’autunno gli scaccheggiati clivi dai molti verdi con pois mattone di casolari diroccati e bianco serpeggiare di strade. In alcuni, i lembi arati si abbottonano ai prati con file di ulivi.
In questo antico brumaio si scende ai campi per la brucatura.
La rete si allaccia come dal barbiere al piede dell’albero.
L’oliva la centra con un primo plof e dopo aver corso e saltato lungo le sue curvature si cerca una conca dove fermarsi.Traiettorie impossibili da prevedere, belle da vedere annidato su un’alta forcella di ulivo. Le mani scorrono i rami. Le gioie cadono.
E quando c’è il sole, il cielo di un tenero azzurro e le foglie pesciolini argento, le olive nere, gialle, verdi, rosse come ciliege o scure come acini di montepulciano a piena maturazione, alla domanda dove vorresti essere adesso viene da rispondere qui. Ma è raro che sia così.
Mezzogiorno battuto da campane e convivio col cibo lasciato in un tronco cavo.
La prima luce rende i colli di un’infida bellezza, che a folate l’umore altera. Certi giorni sembrano sottomarini. C’è qualcosa che smangia, che abbruma la chiglia delle cose.
Ma forse è la stanchezza a svisare, a sviare lo sguardo dalle stelle, a rimetterlo basso nonostante le luci alonate dei paesi coronino il campo. Paesi in cima di colline, che portano uno su due il nome di un santo dopo monte.
Mani screpolate e scurite, timorose di un responso femminile. La schiena dolente dell’essersi sentito un poco brado.
Riposare nella poesia salvatica del circondario e desiderare un volo oltre il bosco, alle impervie foreste ove forse lignificare.
A qualche stoico cucù il contrappunto di rimasti pettirossi.
Ma quanto sgobbare per una punta di romanticismo.



One Response to “venti brumaio”  

  1. Basterebbe questo post a convincermi che la mia motivazione non era affatto esagerata…

    Un saluto


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