ottobre ‘93
Lo scatto è in ricca gamma di grigi.
A lato, a destra di chi guarda, una donna corre.
In mano regge una sacca che sembra pesare.
I capelli sono raggi nel vento,
ossa e muscoli del collo fieramente tesi
tali da rimarcare una larga sensuale “V”,
la suola degli stivali sorvola d’un palmo la terra.
Al centro, fuori fuoco della macchina, una strada
che è deserta e dietro la sopraddetta
un uomo goffamente spinge una bicicletta
nell’atto di balzare al volo in sella.
In basso leggo la didascalia e penso
nuovamente alla vecchia Sarajevo
d’uomini capaci a zapparsi un’orto nell’assedio.
Ottobre ‘93. Granate
sulla Via Titova.
I novanta sono stati anni d’atrocità vicino casa.
Nella foto di cui dico nulla sembra farlo presagire ma è guerra e ci sta come i fantasmi nelle vecchie, stravissute case.
E’ di questi giorni la notizia dell’avvio del processo a Karadzic, assente.
Forse andrà per le lunghe ma nulla di strano.
Solo crimini contro l’umanità.
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C’è una umanità che dorme beata sopra ogni genere di crimine e un’altra che veglia e non dimentica. Mi chiedo per quale di queste si chiede giustizia. Tra le altre cose in questi giorni si cerca pure il corpo disperso di Garcia Lorca, fucilato dai fascisti.
la si chiede per la parte più numerosa, che è sempre quella dormiente. la democrazia è matematica: bada alle quantità, non alla qualità.
Grande. Grande scrivere, ampio manifestare.
Mi sono permessa di inviare questo testo qui: http://www.sapereignorante.com
Non pubblicano tutto, solo quel che piace.
E il tuo pezzo è stato ora pubblicato, ne ero certa.
Spero non ti dispiaccia, trovo che tu sia talmente bravo che è bene diffonderti, un benevolo contagio.
Grazie a chi è passato e a chi ha voglia di ricordare il passato, in questo caso poi recente e vergognoso. Grazie alla piccola biblioteca del mio paese dove ho scovato un bel libro di scatti e scritti su Sarajevo tra cui articoli lucidi e toccanti di Predrag Matvejević, ma non ricordo il titolo.
Si chiede giustizia, si esige che sia nitida. Anche i potenti, i governanti che potevano agire per il bene ma non lo hanno fatto, devono essere giudicati equamente e condannati senza sconti e differite.
Rapida: grazie per la sorpresa. Puoi sempre farne ciò che meglio credi, le parole non hanno proprietario né fissa dimora, sono di chi leggendole le adotta.
Andavo a Zagreb e Varazdin negli anni ‘90, per motivi privati. Sparavano alle macchine dei pazzi come me, che si ostinavano a viaggiare in un paese in guerra. Era strano vedere autostrade interrotte o vuote, con i segni dei carri armati. Monumenti difesi da sacchetti di sabbia. Gli alberghi pieni di grossi militari dalle tute mimetiche. Dappertutto un’aria di sonnolenta accettazione della guerra, che da quelle parti era sempre presente nell’immaginario, grazie anche ai film che non facevano altro che parlare di guerra e di resistenza. Ricordare il passato va bene, ma a volte perdonare e andare avanti è meglio. Le atrocità non si possono dimenticare; ma se non si fa altro che continuare a pensarci (naturalmente alle atrocità subite, non a quelle compiute), prima o poi qualcuno penserà alla vendetta e la guerra non avrà mai fine.
Mio nonno, nelle giornate di cielo terso, mi portava al belvedere del duomo e mi indicava quella che laggiù era la Iugoslavia. Lui c’era passato sano e salvo nella seconda guerra mondiale e ne aveva un caro ricordo.
Io in quegli anni non ero nemmeno maggiorenne, ricordo solo che ero abbastanza conscio da avere paura che tutto quello che accadeva di là dell’Adriatico potesse accadere anche di qua. E questa ipotesi mi terrorizzava a ogni rombo di caccia che passava. Quello che so è quello che poi ho letto sui libri.
Dici perdonare, non tutto si può né si deve perdonare. Almeno per me.
Il ricordo non è qualcosa di violento, rilascia la forza per continuare ad andare avanti nonostante i torti, almeno in alcuni casi.
E’ vero che spesso le nuove guerre si fanno rivangando i morti di quelle vecchie ma poi chi le combatte nemmeno sa per chi, per cosa effettivamente.