il pranzo è servito
Ora, cioè da un po’, lavoro con la neve, giro a piedi e sento le rughe tirare di lato gli occhi. È freddo e che fortuna che le lacrime hanno sale. La sera accendo candele, mi piace la luce che fanno.
Raramente vado nei ristoranti. Non mi piace mangiare su una tavola perfettamente apparecchiata e candida. Non mi piace essere servito. Sempre riporto al bancone le bottiglie vuotate, le tazzine e i bicchieri. Passo silenzioso, cerco di disturbare il meno che posso. Cominciò una notte, fui scortese con la cameriera e mi sputò sulla pizza, mi guardò mangiarla e poi me lo disse, dopo ingerita la sua saliva, e cominciò un qualcosa che finì in una forte amicizia.
Al rifugio da Lucio non c’è scritto vietato parlare al cuoco che conduce la cottura di pane e braciole e lui chiama forte quando è cotto. I tavoli sono di legno scuro e nodoso, gomiti ci si poggiano volentieri, briciole ci si rotolano giocose e spesso finiscono in pozze di vino. Lucio sta finendo di sistemare in un piccolo scatolone un pentolino, posate, mezza bottiglia di rosso e del pane.
Il pranzo di Sara è sulla centotre. Via radio è stata avvisata che il pranzo è partito.
Scende tra una nebbia lattescente, appeso alla funesta fune, si sente solo il trascinio della seggiovia. Probabilmente lei, nel casotto della stazione intermedia, sta tenendo il conto delle sediole che sfilano. Ma si vede così poco a guardare avanti che c’è da rovinarsi gli occhi. Si sta immersi in mezzo bicchiere di latte freddo. Un abete si scrolla del pesante drappo. Incontro le va il pranzo, portato.
Seduta a un rozzo tavolinetto, come scoperchia la polenta, mentre di là dal vetro tutto dispare, le si appannano gli occhiali. Tanto se li toglie, quando mangia.
E quando bacia.
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Chissa’ se lo vedi, il mio sorriso…
più o meno così
?
Grazie. me lo metto in testa e vado a fare una passeggiata. L’ultimo rigo non lo scordo più.
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Fulminante.
Il finale, intendo.
Forse anche Sara.
Mangiare e baciare. ad occhi chiusi di piacere intenso. Non servono gli occhiali, effettivamente.
Finale dolcissimo.
Ciao Carlo.
Loredana