con gelo
dal fondo di una fondissima notte
con Gino Paoli che canta di gatte
ti scrivo perché scrivere scalda
è la cura che ha la mano per la carta
selce su selce su sterpaglia
compagnia di vino e fuoco nel camino
ma in fondo, sai, crederci ci credo pochino
sarebbe meglio, qui vicino, il tuo corpicino
un disordine di farfalle in volo
un clamore di vane ali e colori
nella testa, bianche nello sterno
e mai, mai l’inverno ma
deve quietarsi questa gioia per poterla vedere
sto in attesa che si posino… Posate:
c’è già un gelo vincente
che né lana, piumone o focolare
può di poco alleviare,
lo ha allevato l’estate
questo verme di gelo, nella mela del midollo.
Le parole che scrivo si girano a chi più lontano
chiamano i morti i vivi tacciono.
Temo se sento tremo se fiuto il presente.
Sì, defalcherò dalla stagione seguente
per l’assideramento una bella ora di sole
uguale a I. chiuso nella valanga di marzo.
Ma corri vivimi, pensami, chiamami
E, brr, con un abbraccio sbrinami.
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