in urto
Perché, Caterina, amici, succede che ci si incontra una volta l’anno quando la stagione impone il lavoro, di olive e notti al frantoio, e noi sempre gli stessi sordi al calpestio del tempo, coi soliti progetti in crollo e i sogni da ripuntellare, sempre così, ritrovandoci o perdendosi, ci rendiamo conto che è passato ancora un anno e come eclatante marcatempo l’evidenza di una nata in più, di un pancione in meno, mentre la bimba già grande di quattro anni con timidezza chiede: Rimane a cena carlino?, ed è dolce come lo dice, sono le parole più splendenti intestate e sorrise a me, ma io a dire domani, domani resto ma non è vero mai, perché
la donna araba col bambino in braccio avvolto in una coperta, con occhi appenati e stanca, che solo cercava una femata del bus per l’ospedale, a cui ho detto di risalire la via, altri cento metri, e invece c’era una fermata a pochi passi, in discesa, non vista, perchè ha inoltre avuto la malaventura di incontrare me per la sua strada
l’amica a cui affidarsi, con lei arrampicavamo gli alberi dei vicini a rubare fichi e ciliege, riparavamo assieme fra i granturchi nel gioco del nascondino, mi dice: Stasera hai una faccia da assassino, e ne è convinta, tanto che non riesco a spiegare, poi prendo per vicoli bui e fuori c’è pece e una mezza luna, buona per affettarci cuori
vuoti nelle buche delle lettere solo tanta pubblicità in tinta rossa, sgradevole, del regalo da fare a natale
e mi so gli occhi appannati da scolare in pianto sconoscendo il perché
è terribile essere buoni
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Mi piacciono queste attese, perché sono piene di incontri e rincontri, e l’ansia dell’attesa si scioglie come un grumo disciolto nei ricordi, e ricominciano altre attese buone confortate dai buoni ricordi. Un saluto,
Gioacchino
anche a me piace lo stato di attesa
l’inanellarsi dei ricordi e dei timori
un caro saluto
carlo
Anche nella mia buchetta delle lettere trovo quel falso natale che ci vorrebbero accollare ma che nemmeno da far ardere il fuoco e’ buono… noi invece lo siamo.
Un abbraccio
Dona
Fermati, Carlo, resta a cena con loro. Esci dal buio e freddo della notte d’inverno, ed entra nella luce gialla di in una cucina con l’incerato sul tavolo ed il vapore buono di una pentola sul fuoco.
Un abbraccio.
Dona
sarebbe bello trovarci una mattina una lettera, una di quelle vere, col francobollo di uno stato lontano e scritta a mano libera con grafia un po’ storta. Un abbraccio
Cicala
questi per me sono giorni di vento e nubi, ed altri ne verranno. Devo solo aspettare che passino. Grazie di passare e dei pensieri, tu però non cancellare più quello che scrivi…
Un abbraccio
Siete anime generose,
vi voglio bene