ridete donne
Adesso ci sono due donne polacche, a dare una mano. Hanno occhi che bucano.
Una si chiama Ela – l’altra, un nome che non so dire: che è un crepito, una passeggiata su foglie secche di magnolia. Io la chiamo Allegria, ride a sentisi dire così.
Allegria ha un marchio sul viso, un livido a forma di virgola, di lacrima, sulla guancia sinistra. Mi ha raccontato: da noi d’inverno fa molto freddo e per scaldarci bruciamo legna nel camino; in famiglia stavamo tutti e sei attorno al fuoco, nel poco spazio, e spingi qua e spingi là io finii tra le braci, di faccia.
Tra loro parlano una lingua che si dice a denti stretti, così per contrappeso ridono con bocche aperte. Un riso che è un chiasso, dilaga e allieta. È straordinario alla paga della giornata, lavoro per 5 euro l’ora e una risata. Io, le salarierei come riditrici.
Al mattino, a contendere con la loro musica, c’è un pettirosso canterino, poi le sporadiche battute d’un picchio.
Ridono sempre, anche quando la stanchezza secca le parole sulla lingua e tra pensarle e cacciarle fuori passa il tempo di rinunciare. Anche nei giorni che le parole dette, con bocche impastate a fatica, si contano in meno di cinquanta.
Con loro ho sperimentato la gioia di dire bene una parola difficile in una lingua straniera. Ho imparato che sì è tak e no è niè. Ho imparato che miuòsc è amore, che bellezza è generosi sorrisi di donna: che mai nuocciono al mondo, anzi. Donne che solo a starci lo medicano. Ridete donne, ve ne prego.
Quando anche loro tacciono, uguale se passa una nube che raggela e l’inverno che già invade.
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Mi diceva una persona per me importante davvero (pensa, era un uomo!) che chi sa cogliere la bellezza di bellezza e’ pieno…
Ciao Carlo, e’ molto dolce cio’ che hai scritto ed e’ ancora piu’ dolce che tu abbia saputo cogliere la bellezza delle due donne polacche…
Conosco le loro risate e conosco quel Tak! o il Nié di cui parli…C’era anche un certo “guodnie” (lo scrivo come lo ricordo…) che la piccola Aneta, mia ospite per due mesi all’anno, mi diceva, con un finto lamento, poco prima di mangiare…”Loooori….Guodnieeeee!”
Chissa come sta…sono 10 anni che non la vedo e non so dove sia.
Magari le due “riditrici” potrebbero aiutarmi…
Ciao Carlo, e grazie per questo amarcord.
Loredana
Le tue parole spesso, molto spesso, tracciano fili di ragno, sottilissimi eppure ben visibili in controluce, che mi trattengono più vicina alla vita.
Se non una risata, almeno un sorriso. Per te.
Grazia (a volte Xaris, un tempo Melanzina)
Loredana, il mistero della parola resterà insoluto già le nostre strade si sono divise.
Molto tempo fa, sei anni, ho molto amato una ragazza nata nell’est, lei mi ha reso ricco, mi ha aperto gli occhi, così ora sono più attento all’intorno. Parlava una lingua piena di toni duri, densa di acca e cappa, sfavillante d’accenti: incantevole. Spesso mi chiedo dov’è, cosa fa, se vive, se ha pensieri per me…
Grazia, ma io ti voglio bene (e pure lo sai). E le tue buone parole per me a me fanno sempre bene. Ma ti voglio sapere ridere a pieni denti e ti sento triste, stai bene? Io così così. Ora vado, albeggia e alla finestra preme l’azzurro, stretto in un vecchio cappotto.
Incredibile: doveva passare un anno intero perché io scoprissi, cercando tutt’altro, questo tuo pensiero per me. Ed amo la vita in momenti minimi come questo, perché oggi posso dirti: sì, Carlo, adesso ho ragazzi terribili che ogni mattina mi strappano pazienza e risate, sì, Carlo, nell’inevitabile fatica con cui ho svelto di vivere sto bene. Adesso posso dirtelo, un anno fa non avrei potuto.