lunedì (di/da cani)

29set08

29/09/2008, lunedì.
Finalmente il giallo del sole. Sugli appennini, ma in alto, è scesa neve. La vedo dalla finestra di casa.

Ciano in posa di sfinge, sesso rosa al vento, siede nel sole, proprio al centro del binario dei filari. Non si sposta se fai per pestarlo, bisogna schivare. Solo quando sente il borbottare del cingolino, e lo aspetta a un passo dal muso, allora scantona.
Sciila è tutt’un correre. Quando mi viene vicino, la carezzo sopra gli occhi. Lei mi lecca la mano addolcita dal succo d’uva. Sento che la sua lingua è tiepida, ruvida, forte nel gesto, usa l’attrito e mi stacca le bucce degli acini rimasti stretti nel palmo. Ho così voglia di un bacio sincero che quasi m’incollerei a quel muso, del suo affetto sono più che certo.
Sciila se vede una lucertola guizzare gli è sopra in un balzo, così mi tocca dargli uno scappellotto che non si fa, ma non impara. Forse anche questo è un cercarmi.
Al pasto, dopo le crocchette (purtroppo), con la sua padella distorta tra i denti si avvicina a noi avventizi alla cerca di un assaggio. Ci guadagna le croste del mio pane, lardo di prosciutto, briciole. Se Ciano prova a farsi accosto, lo guarda maligna e lui scarta via.
Mi stendo sotto un pioppo bianco. Riprendo il filo de “Il taglio del bosco”, di Cassola, così a lavoro li ripenso ai quei taglialegna all’opera in nessun dove e il tempo, ma senza far troppo male, passa. Quando finirà l’effetto della storia ho anche le ipotesi di viaggio, il dente del Sinai incagliato nella gengiva del Mar Rosso. Lo finirò la notte, se tengono gli occhi.
Leo, con la maglietta arrotolata fin sullo sterno, rubizzo in viso e pancia, dice (a me):
-Fermi che c’è uno stirato. (Le cuoia.)
Faccio ruotare nell’aria le corna, quelle d’indice e mignolo.
-Potresti fare per mestiere il prete, che leggi.
Leo, 72 anni, parla sempre di femmine, o di grano pagato poco. È orgoglioso alla moglie ancora di darle, sostiene che anche lei apprezza, e lo rimarca.
Tommaso gli fa:
-Ma, Leo, quante donne ti sei prese?
-Io? Io ho dato solo a una, mogliema.
Nel pomeriggio c’è inusuale allegria, lavoriamo solerti e si aduna molt’uva.
Ad andare via, verso il buio, Ciano abbaia e Sciila balza sui cofani delle auto.
Forse le pensa grosse lucertole.
E domani, uguale. Stesse parole.



5 Responses to “lunedì (di/da cani)”

  1. 1 xaris

    Penso, caro Carlo, che tu abbia trovato una chiave che a molti sfugge. Quella che apre la porta dove dimorano i nostri reali desideri. Scrive Dante che “ciascuna cosa è virtuosa in sua natura, che fa quello a che ella è ordinata”. Leggo le tue parole e a me sembri un “virtuoso”.

  2. 2 carlodreams

    xaris:
    grazie delle parole, del caro pensiero. Benventuto/a.

    Mi hai fatto sorridere… perchè ti sbagli, e di grosso.
    Se ho trovato qualcosa, domani di nuovo la perderò… è che so’ disordinato, non rispetto gli ordini.
    Non ho fatto nulla per meritare d’esser un “virtuoso”, semmai un virgulto :)

    Da buona tartaruga ora vado a nanna nel mio guscio
    buona notte a tutti
    Carlo

  3. 3 Loredana

    “ciascuna cosa è virtuosa in sua natura, che fa quello a che ella è ordinata”.
    Bella questa citazione…
    La mettero’ presto o tardi nella Scatolina.
    Intanto grazie Xaris per averla trascritta e a te, Carlo, un abbraccio.
    Loredana

  4. 4 Dona

    Tutti appassionatamente assieme nel tempo di vendemmia, cani e padroni senza capire bene chi e’ il cane e chi il padrone…
    Che bello
    Dona

  5. This an Excellent post, I will save this in my Furl account. Have a awesome day.


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