Vendono gli dèi quello che danno
Vendono gli dèi quello che danno
la gloria si compra con disgrazia
guai ai felici, perché sono
solo quello che passa !
(F. Pessoa, Mensagem)
Dice il popolo (o diceva) che “quando l’elemosina è generosa, il popolo diffida”.
Solo che qui il popolo e il poeta discordono.Perchè il poeta alla fine non diffida. Riceve dalle mani degli dèi quel che gli dèi gli danno e se ne va per il mondo, come un trionfatore, mostrando a tutti i benevoli doni di cui l’hanno colmato. Finché arriva il giorno che ne esigono il pagamento. E siccome in quest’affare non si impiegano soldi, né gli dèi accetano pagamenti in denaro, il poeta paga con l’anima, l’unica ricchezza cha ha e l’unica che gli dèi accettano come moneta adeguata. Proprio per questo hanno messo in piedi l’affare. Allora il poeta (non deve esserlo necessariamente: basta che si tratti di un’uomo che gli dèi hanno scelto, la cosa riguarda loro) lascia cadere le braccia, scopre l’inganno e mormora: “Vendono gli dèi quello che danno”.
Che cosa vendono gli dèi dando? Tutto quanto esalta l’uomo, tutto quanto lo innalza. Vendono l’intelligenza acuta, vendono la sensibilità esacerbata, vendono la lucidità implacabile, vendono l’amore appassionato. E tutto ciò, che è fatto di cammino di perfezione (di gloria, nel senso più alto del termine), diventa all’improvviso l’inferno in terra. Gli dèi circondano di mura la vittima prescelta e la lasciano sola in quell’arena sacrificale. E’ la solitudine, è il più grande spettacolo del mondo. Siedono gli dèi sulle gradinate e se la spassano. Non entrano leoni nel circo – magari entrassero. Non ci sono combattimenti di gladiatori – magari ce ne fossero. Gli dèi sono intenditori e sanno che tali banalità nulla aggiungerebbero al piatto forte del menù: la lotta dell’uomo per conservare la propria anima.
Come finisce lo spettacolo? Sempre allo stesso modo. L’anima è passata di mano in mano, girata e rigirata, gli dèi si sono indicati l’un l’altro le ferite sanguinanti, le vecchie cicatrici. Intanto, al centro dell’arena, l’uomo è un gomitolo informe. Di nuovo sazi, gli dèi, con un gesto sdegnoso gli restituiscono l’anima ed escono dal circo. Alla ricerca di un’altra vittima. Laboriosamente con difficoltà l’uomo reintegra in sé quel cencio che gli è stato reso. È ciò che ha di più prezioso. Ora che è nudo, sa di non avere altra ricchezza. Abbatte, come può, il muro con cui l’hanno circondato ed esce in campo aperto. Gli dèi si allontanano, conversando e ridendo. In fondo, non hanno colpa: sono fatti così.
L’uomo si raddrizza e cerca di respirare. Fa i primi passi. E come chi si lamenta con se stesso, va dicendo: “Vendono gli dèi quello che danno”. Auguriamoci che non lo dimentichi. Ma sarà uomo se non lo dimentichera?
(J. Saramago, Di questo mondo e degli altri)
Possono gli dèi dare, pagandoli, pacchi vuoti. Desiderate qualità, o chi per loro, allora vanno raschiate dal fondo e le generose scaglie custodite caparbiamente con studio e passione. Mi sono sempre chiesto se sia possibile avere dentro talenti sopiti che lentamente vanno svanendo senza voce, senza poter esser in qualche modo espressi per svariati motivi. Senza aver mai toccato i tasti di un pianoforte ho sognato di suonarlo, forse in un’altra vita ero pianista e l’ho dimenticato, o magari dovrei provare a sedermi su quello sgabello.
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caro Carlo,
sono convinta che prima o poi tutti abbiamo la possibilita’ di dare quello che ci e’ stato a suo tempo donato… sicuramente non prima di esserci seduti su quello sgabello.
vedi che io ti sto sempre a fianco!
dona
Ho in qualche modo scritto anch’io qualcosa che è attinente a ciò che dici. Anch’io sai avrei voluto suonare il pianoforte, una passione che è durata anni, ma mia mamma a suo tempo non mi ha regalato neanche lo sgabello… Non è colpa sua, avrei potuto farlo dopo. Forse era altro che dovevo fare… Io questo l’ho accettao, Giulia
chi sono gli dei? il nostro destino che ci conduce e siede calmo ad aspettare? Sono i demoni? Siamo noi stessi che ci diffidiamo dall’essere felici e non ne siamo consapevoli? O è qualcuno che credevamo di amare o credevamo ci amasse? Mi perdo nella complessità di questo bellissimo scritto…arte, filosofia
per dieci anni ho suonato il piano e sono sei ani che non lo tocco…
Si può vedere ciò che ci è stato donato e non volerne pagare il prezzo.