Vendemmia n.4

11Ott07

Un cielo di piombo, nebbioso nelle prime ore del giorno, ci scorta con una malinconica pioggia fina verso gli ultimi uggiosi giorni di vendemmia. Sorpresi dal brutto tempo; così siamo gli unici a restare tra le vigne, con gli ultimi due filari che di trattare resa non ne vogliono sapere e chiamano in soccorso gocciolanti nubi. Stavolta è nostra la ritirita, e di corsa, fin sotto la chioma del gelso a rifiatare, e poi filati al capannone. Questione di un giorno di sole per la parola fine.
E non è finita – eppure già mancano queste giornate e questi compagni d’avventura, improvvisati maestri, ma di quelli buoni, senza attestati, che tanto m’hanno lasciato almeno in storie d’un tempo antico, di tradizioni, di un dialetto riscoperto e che, lo ammetto, mi piace.
Ringrazio Scilla, stupenda femmina di pastore tedesco che ha sempre vegliato su di noi accompagnandoci passo dopo passo, a volte intralciandoci quando stanca si stendeva all’ombra delle viti e non c’era modo di scacciarla, o assetata leccava il mosto rimasto nei cesti impiastricciandosi di bucce il muso; fiera, uno sguardo vermiglio da Cerbero che fatico a sostenere, ma buffa nel tentativo, saltando e mozzicando l’aria, d’acchiappare le api e che, quando ci riusciva, strizzava la bocca e sputava, forse punta, ma poi testarda riprendeva.
Dovranno rigraziarmi tutte quelle lucertole rimaste intrappolate nei cassoni, infuriate dal grattare plastica nel vano tentativo d’evadere quel catino di morte, restituite alla terra, a volte cedendo la coda che si dibatteva ancora smaniosa di vita, a lungo, come ciocca di Medusa.

I pampini sono screziati d’ocra e alcuni caduti, le gioranate accorciate.
Questo tempo di vendemmia è concluso. Di una stagione, fine. Inizio, di un’altra.
Si sfoglia pagina, chissà cosa conterrà questo folle copione. Poco inporta a noi comparse, abili nel recitare a braccio.

Aspetterò Natale per brindare col vino nuovo. Un calice di rosso nel quale specchiarmi e ammirare i riflessi di chi m’è stato accanto in questo fuggevole tempo. Per inebriarmi del suo profumo, del suo sapore, del sole che ci ha bruciato la pelle, del sudore versato assieme. Avrà un sapore austero, robusto, in armonia coi volti dei vecchi che quelle uve le hanno vendemmiate e curate.
Memoria di un’annata intera, e più. Buona per il vino, pessima per altri.
Aggiungerò così un altro pezzo alla mia collezione, una nuova annata, da stappare in un futuro che non oso immaginare.
Saranno 75cl di ricordi, distillati in ottimo nettare.



10 Responses to “Vendemmia n.4”  

  1. Pare che la migliore, negli ultimi anni, sia stata il 2003. Io attendo una buona annata da tanto, ormai …

  2. Mi dispiace un po’ quando una buona bottiglia finisce.

  3. A parte il vino, bella descrizione.

  4. Per me la maggior parte delle volte, quel che conta e’ la soddisfazione del compiere l’azione che porta ad un risultato che di per se il risultato stesso. Non sono un’ intenditrice di vini (mi piace cio’ che mi aggrada) ma adoro il profumo della vendemmia e vedere il mosto uscire dalla tina… non bevo superalcolici ma mi piace vedere le bucce di limone, le pigne, fichi o mirtilli immersi nella grappa in enormi barattoli di vetro all’ombra del dispettoso sole di montagna, mi piace raccogliere i frutti della fatica di mio padre e mi dispiace di non avere il tempo sufficiente per coltivare questa passione.

  5. 5 carlodreams

    …Finito!

    Pellegrini, verserò di questo vino nei vostri calici per dissetarvi. Con un augurio, che sia ottima la vostra annata: zuccherina e di sapore fruttata.

    ‘Medea – La migliore deve sempre venire, è un’eterna attesa.

    Gioacchino – Vero, dispiace quando la bottiglia finisce; difatti per rallegrarsi dell’ultimo sorso, la cosiddetta scolatura, si dice che va ai belli.

    Dona – dici cose sacrosante; prezioso è il tempo delle cure, non il risultato di per se stesso. Siamo noi ad assegnare valore alle cose, alle azioni, non solo …alle amicizie, agli amori, ai denari.

  6. Girare tra i filari, finita la vendemmia, mi da una senzazione particolare. Le piante sono leggere, eleganti , sembrano dirmi: “Ciò che doveva compiersi si è compiuto…”

  7. 7 carlodreams

    Difatti fa una strana impressione anche a me. Si respira aria di pace, finalmente dopo tanto trambusto regna sovrana la quiete. Solo qualche pampino ingiallito a terra e alcuni tralci sgualciti rivelano ciò che è stato. E’ come sentire quella solenne stanchezza dopo un grande sforzo, compiuto dalle viti, donatrici di frutti.

  8. Carlo, grazie, è bello passeggiare tra i filari silenziosi in compagnia delle tue parole. Mentre le giornate si accorciano, la stagione cambia e poco importa il copione, è vero, come sempre si improvviserà.

  9. 9 carlodreams

    Zina, è che ogni tanto sento addosso lo sguardo torvo del Regista. Ed è un tacito monito. E questo un poco m’inquieta.

  10. “Avrà un sapore austero, robusto, in armonia coi volti dei vecchi che quelle uve le hanno vendemmiate e curate…Saranno 75cl di ricordi, distillati in ottimo nettare” che vorrai condivider con pochi ma ottimi intenditori/intenditrici, vero?;-)
    aspetto un invito ufficiale
    Anzi, mi basta quello ufficioso, io porto il decanter ;-) narici spalancate e palato fino

    Mayra


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