Vajont, 9 Ottobre 1963 ore 22:39
Nella data di oggi, ma di un tempo passato, un monte -il Toc-, sfinito, stanco di trattenere la sua scivolosa massa, dopo aver gridato “aiuto” a suo modo, ma non ascoltato -nessuno ascolta quando serve- franò -bussò-, e ruppe quell’inerme specchio d’acqua chiamato diga del Vajont, frantumi di schegge arrivarono lontano, molto lontano. Solo un ricordo, semplicemente.
Forse il monte, non abituato alla vanità dell’uomo, trovò sgradevole quello strano regalo, uno specchio su cui compariva la sua immagine riflessa, ogni mattina; forse si vedeva tozzo e gibboso, così lo ruppe.
L’acqua, a cui da buon montanaro non era avvezzo, gli smangiò i piedi e cadde.
Era tardi a Longarone e nei paesi vicini, l’ora in cui i bambini vanno a letto e sognano beati di mondi negati agli adulti.
L’inimmaginabile onda li sommerse, abbattendo il prezioso silenzio della notte.
Lo scorso anno sono passato a Longarone, ho visto la diga ancora intatta, un’enorme lapide, monito alla riflessione.
I luoghi delle catastrofi, i campi di battaglia, dove la Storia s’è avventata furente, hanno in sé un gran fascino, un alone spettrale, di altere presenze che la sera vagano ancora, in cerca di verità, per quei cimiteri impolverati d’oblio.
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Ciao, Carlo. Ho letto da qualche parte le conseguenze a lungo termine di quel disastro lontano, non solo nel tempo ma anche dalle coscienze degli Italiani. (Fatico a scrivere con la “I” maiuscola questo nome) Ho letto di un mondo che non c’è più e dell’arroganza di chi rimane. Purtroppo creiamo ogni giorno in tutto il mondo centinaia di Vajont. Io tra cinquant’anni emigro su Marte.
Io, se inventano il teletrasporto, mi sa anche prima di cinquant’anni …
Mi fa piacere aver letto il tuo ricordo per questa giornata. Ero troppo piccolina allora per capire l’entita’ della cosa e ora che un po’ piu’ grandicella sono, anche dopo aver toccato con mano le ferite (e non parlo di cicatrici) che quella catastrofe annunciata ha lasciato anche a distanza di anni, non riesco ancora a capire molto.
Grazie
Dona
Un ricordo molto bello e intenso per chi vuole dimenticare. Grazie Giulia
La tragedia -evitabile- del Vajont la vedo come il risultato d’un’improbabile tentativo d’arginare l’impossibile, col cemento. Parto di menti vanesie, piegate da potenti.
Io la Terra non l’abbandonerei mai, così intrisa d’arte, storia e paradisi naturali …facciamo che chi si comporta male finisce su Marte, meglio pochi ma buoni.
Aspetta, ma se poi quelli si armano e ci attaccano siamo spacciati, non possiamo mica scacciarli tiradogli libri, che casino…
E’ stato un attimo di scoraggiamento, non lascerei veramente la Terra, però… Però pensa che bello: vivere (è un’utopia) finalmente lontani e per sempre dall’umanità più becera e corrotta. Se fosse possibile, e se per loro vanità i Terrestri volessero tenersi tutti i libri e i quadri e gli alberi – pazienza, si ricomincerebbe daccapo, con regole nuove. E chi le infrange, in esilio sulla Terra! La fame, che mi fa dire!
Carlo, hai letto?
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2088913
Ora ho letto. Ero passato tempo fa su quel sito.
Raccatto le braccia, approfondirò.