Come ogni anno, dall’età di otto anni, passo il ferragosto in montagna. Ad iniziarmi a questa pratica fu mio nonno. Sopravvissuto ad un infarto (perché doveva veder i nipoti diventar grandi) sosteneva che al suo cuore malandato servisse l’aria pura dei monti per risanarsi. Così puntualmente a fine luglio si partiva: io, mio nonno, mia sorella, mia nonna. I primi due entusiasti e già da mesi in attesa, i rimanenti scocciati e rassegnati all’evento. Ci trasferivamo in un piccolo borgo semidisabitato dell’appennino: quattro case più una chiesa in cui si diceva ancora messa. In compenso non c’erano né bar né alimentari e per fare la spesa, pane e latte, e telefonare a casa facevamo ogni mattina circa due km a piedi fino al paese più vicino, io e mio nonno. Le donne in casa a lamentarsi. Quando possibile si evitava la strada asfaltata sostituendola coi sentieri che tagliavano zigzagando i boschi. Al ritorno ci si fermava a lasciare un fiore e fare una preghiera presso un’ altarino di pietre con l’effige della Madonna. Durante questi giri mattutini mi insegnava a riconoscere le piante, le erbe e gli animali incontrati per il cammino. Se si trovavano raccoglievamo more (per la marmellata che la nonna non era poi così contenta di fare) ed erbacee dai fiori viola, da mettere poi a seccare in mazzetti appesi a testa in giù a fili tesi sul balcone: servivano a profumare armadi. Io lo seguivo sempre con ammirazione, era il mio personale maestro, e volevo apprendere tutti i suoi segreti.
Il 15 agosto si festeggiava il suo compleanno, già da qualche giorno erano arrivati per l’occasione gli altri parenti. La mattina io, mio padre e mia sorella partivamo alla volta della più vicina pasticceria (un viaggio lungo 7km e di soli tornanti), piccola ma fornita, dove noi nipoti eravamo liberi di scegliere le più stravaganti e colorate paste come torta di compleanno. Era una scelta sempre sofferta e scrupolosa, aspettata con trepidazione. Il nonno intanto, come ogni mattina, faceva colazione con una tazza colma d’orzo e pane secco di qualche giorno da inzupparci, pane che avevo spezzettato io personalmente.
Anche quando la sua salute peggiorò, sintomo il graduale accorciarsi delle passeggiate e della durata della vacanza, mai si scampava a questo sacro appuntamento estivo. E il 15 da noi era doppiamente giorno di festa e la mattina, puntualmente nel corso degli anni, la pasticceria ci vedeva arrivare felici e sorridenti.
Tra le sue tante passioni e manie che ho fortunatamente erditato una è stata quella dell’amore per la natura e la montagna. Da quando è morto ho continuato a festeggiare il suo compleanno sui monti, le camminate si sono fatte più impegnative, le quote più elevate, i pranzi di ferragosto più frugali. Adesso la mattina del 15 non è più tempo di smanie di creme e cioccolate ma tempo dovuto al ricordo.
Un’altra è stata quella della lettura. Lui mi ha imparato a leggere e scrivere. Mi hanno allevato i nonni. Due caratteri opposti ma bilanciati, mia nonna è tuttora un fulgido esempio di vivida senilità. Dei pomeriggi passati alla loro corte ricordo la prima parte dedicata ai compiti e poi due ore di giochi e tv; prima il dovere poi il piacere diceva il nonno. Lui mi ha regalato il primo libro, Pinocchio. Mi leggeva un capitolo al giorno, dopo i compiti, e il tempo dei giochi scalava di mezz’ora. Poi passò al libro Cuore, chiedevo sempre mi riraccontasse della piccola vedetta lombarda, Moby Dick e per ultimo Don Chisciotte (forse mio nonno in incognito). Erano pomeriggi idilliaci. Conservo ancora quelle vecchie edizioni con pagine gialliccie e fogli staccati , per me tesori legati all’eco della sua voce. Poi crescendo mi raccontò della guerra in Grecia, di come tornò a casa in treno, di una corta prigionia, delle diffocoltà economiche in cui era cresciuto, della sua givinezza. Poi, io giovinastro lui vecchio, ci staccammo.
Il suo ricordo è sempre vivo in me, col tempo sbiadirà ma questo è inevitabile. Come è inevitabile che tra qualche anno racconterò del Cavaliere errante della Mancia col volto del nonno alla mia piccola cuginetta, e non vedo l’ora. Come è inevitabile oggi, mentre sto facendo colazione davanti a un libro aperto su una pagina bianca da riempire, fermarsi un’ attimo a riflettere sul perché sono quì, in questo accogliente rifugio dolomitico, circondato da vette da scalare.

(15 Agosto 2007, mattina, davanti ad una tazza di tè fumante)

Rendo onore a chi mi ha preceduto
tra mille errori e abominevoli credenze
mi ha fatto vivo, sopravvivere, crescere
il mondo è complesso, incantevole, difficile
rendo onore a chi mi ha voluto
mille e mille errori, abominevoli presenze
io sono vivo, sopravvissuto, cresciuto
e il mondo è difficile
mio nonno era forte, alto; mia nonna forte, minuta
si sono amati, sempre, desiderati, voluti
mio nonno era bello, mia nonna bella, lo erano per sè
colpe e difetti si pagano da sé

(PGR, d’anime e d’animali, i miei nonni)



4 Responses to “Il compleanno del nonno”  

  1. Bellissimo questo tuo affresco con dei personaggi (i nonni…il nonno)grandiosi come figure del giudizio Universale di Michelangelo, dolcissimo il tuo ricordi del nonno per cui ti rimando al mio blog al link racconti: Tanto tempo è passato, dove racconto di mio nonno e dei… Ritmi scanditi dal sorgere
    e tramontare del sole e dal sapore del pane e del sale. Buon ritorno dopo le vacanze.
    Il cantastorie errante

  2. Bello questo post.
    Mi fa pensare al mio , di nonno.
    Che il 18 ha compiuto 86 anni, ma che ancora cammina per boschi.
    Pepe

  3. Ora capisco perchè abbiamo tante affinità elettive..ora è tutto chiaro. Sono tanti i post dedicati ai miei nonni, come l’ultimo che ti ringrazio di aver letto e lasciato il tuo pensiero. Anch’io sono cresciuta con loro, il ferragosto era anche per me da trascorrere sulle montagne (anche se a soli 1000 mt, non certo le tue) :-) ed il suo motto, che oggi è parte della mia fibra è “più sai più vali: non assetarti mai di sapere-conoscere” i giorni più belli della mia vita li ho trascorsi con loro, accompagnati da racconti di vita vera. Mia nonna minuta e lui altissimo, come il tuo…
    é bello sapere che queste persone, hanno lasciato un’eredità enorme nel ns. cuore, non c’è polvere che possa erodere o consumare questi eventi intrisi di Amore puro…
    Grazie di aver condiviso questo tuo spaccato
    Mayra G Louis

  4. 4 carlodreams

    O mio buon Simmia, stiamo attenti dunque se proprio questo sia, di fronte all’idea della virtù, il giusto baratto, barattare fra loro piaceri e dolori con dolori e paura con paura, il più con il meno, come fossero monete; e non piuttosto l’unica moneta di valore, quella per cui tutto ciò ha da essere barattato, sia il sapere, e soltanto le cose comperate e vendute al prezzo di questo e insieme con questo siano veramente fortezza e temperanza e giustizia; e insomma, non si abbia virtù vera se non è accompagnata dal sapere, ci siano o non ci siano piaceri e paure e tutte le altri passioni di questo genere.
    (Platone – Fedone)

    Aveva forse tuo nonno filosofato con Platone?
    Ti ha lasciato valorose parole da donare al momento propizio a chi ti sarà più caro al mondo.

    Mayra
    grazie a te, per le tue sempre troppo belle parole.


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